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4 giugno 2016

IMPRUNETA: GIUNTA COMUNALE SENZA PLENUM

La Giunta di Impruneta è rimasta senza “plenum”.

L’ipotesi circolava da giorni, assieme alle voci su di un possibile “rimpasto”, ma adesso è certo,

l’assessore Buccioni non fa più parte della giunta comunale imprunetina: lo si deduce dal verbale di una delibera della Giunta comunale approvata nella seduta del 31 maggio e pubblicato sull’Albo pretorio comunale.

Dall’appello alla seduta risultano infatti presenti il sindaco e quattro assessori, mentre il nominativo di Buccioni non risulta tra gli assenti, ma proprio non viene indicato.

L’effetto immediato è che adesso la Giunta è priva del cosiddetto plenum, previsto dallo Statuto Comunale.

L’art. 47 del Testo nico degli Enti Locali (D.Lgs 267/2000) prevede infatti che la giunta comunale è composta dal Sindaco, che la presiede, e da un numero di assessori fissato dallo Statuto, nel rispetto del massimo previsto dalla legge. La stessa norma precisa che che gli statuti comunali “possono fissare il numero degli assessori ovvero il numero massimo degli stessi”

Lo Statuto del Comune di Impruneta, come modificato nel 2010, prevede (art.54) che “La Giunta è composta dal Sindaco, che la presiede e dal numero massimo di assessori previsto dalla Legge"
. ovvero “un terzo, arrotondato aritmeticamente, del numero dei consiglieri comunali”: cioè 5 assessori nel caso di Impruneta.

In pratica con quella semplice “preposizione articolata” (“dal”), infilata nell’articolo dello Statuto il numero degli assessori nominabili in Giunta risulta essere stato “blindato” a cinque, e non uno di meno, come invece avrebbe consentito una formulazione del tipo “fino al numero massimo di …”.

Il legislatore ha infatti legittimato la possibilità per i Comuni di prevedere un numero “fisso” ovvero “flessibile” di assessorio (senza fissare un minimo ma stabilendo un massimo). La norma dello Statuto che stabilisce il numero dei componenti la Giunta diviene quindi vincolante per l’ente, e può essere derogato solo con un modifica dello Statuto stesso.

Adesso quindi le voci di “rimpasto” divengono una necessità immediata, in quanto l’aver previsto nello Statuto una composizione numerica “rigida” degli assessori, obbliga il Comune alla tempestiva ricostituzione del plenum della Giunta.

Nella primavera del 2010 segnalammo pubblicamente che aver stabilito un numero blindato di assessori nello Statuto non era un buona idea. Allora restammo inascoltati, oggi però è proprio quello Statuto a dover essere rispettato.

Verdi per Impruneta

Rassegna stampa:
“Buccioni lascia la Giunta. Ma nessuno lo comunica. Un rimpasto tra i veleni. L’affondo dei Verdi” (La Nazione, 4/6/2016); Rassegna WEB: “Francesca Buccioni non è più in giunta. Adesso il rimpasto è obbligato” (gazzettinodelchianti, 3/6/2016) ; VERDI: La Giunta di Impruneta è rimasta senza “plenum” (Dai Colli Fiorentini, 2/6/2016)




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3 marzo 2016

“LA GRANDE FIRENZE” E LE “FUSIONI DEI COMUNI”: IL GRATTA E VINCI COL PREMIO ASSICURATO ?

“La grande Firenze” e la “fusione dei Comuni” sono i due giochi attualmente più in voga sulla piazza fiorentina, che vedono amministratori locali anche di diverso orientamento appassionati giocatori, in una sorta di ludopatia politica. A ben guardare tuttavia la differenza salta agli occhi: si tratta dell'unico caso di gratta e vinci in cui il premio è comunque assicurato.

Infatti se di grande progettualità non se ne vede molta, “gratta gratta” alla fine i motivi di tanta ebrezza vengono sempre snocciolati dai giocatori: per le fusioni dei Comuni sono previsti contributi statali straordinari per dieci anni, contributi regionali per cinque anni, e quote finanziarie riservate del Fondo di Solidarietà Comunale, a cui si aggiunge lo sblocco al 100% del turn over del personale.

Tutti vantaggi ed agevolazioni che sono solo un miraggio per i … “Comuni mortali” .
Legittimo allora poter dubitare che dietro tanta passione si celi talvolta un mero matrimonio di interesse, dove lo scopo principale di incamerare i “regali di nozze” statali e regionali?
D'altra parte se lo scopo di queste fusioni di Comuni è quello dichiarato di voler “realizzare una operazione necessaria e strategica ai fini dell'efficienza amministrativa, della qualità dei servizi, dell'ottimizzazione delle risorse e della riduzione delle spese dell'ente”, allora il solo concretizzarsi della fusione dovrebbe essere il vero premio ed incentivo ad effettuarle.

Assistiamo invece ad un crescendo degli “incentivi alle fusioni”, sia in termini quantitativi per quelli già previsti (es. La legge di stabilità 2016 ha raddoppiato i contributi statali nazionali), sia prevedendone di nuovi ed aggiuntivi (già si prospettano priorità per i comuni oggetto di fusione per l’accesso alle risorse comunitarie assegnate con i bandi regionali).

Il risultato è che alla fine un Comune ben amministrato viene penalizzato rispetto a quelli che magari lo sono meno ma che scelgono di fondersi. I soldi stanziati a livello statale e regionale per promuovere le fusioni sono di tutti, anche dei cittadini dei Comuni che non fanno le fusioni, ed a cui di fatto vengono sottratti, in una sorta di guerra per la coperta (i fondi disponibili) che resta sempre corta.

Ovviamente i convinti sostenitori dell’operazione “gratta e vinci” son sempre pronti a ribadire l'importanza della “partecipazione” (sia mai che ne manchi), che poi si sostanzia nella possibilità concessa ai cittadini di partecipare ad un referendum consultivo (senza quorum), per ratificare la fusione dei Comuni.
Senza contare però il “gabolone” che sull'argomento si è inventata la Regione Toscana: l'esito del voto del referendum non viene valutato per singolo Comune (cioè sono gli abitanti di quel Comune a decidere se partecipare o meno alla fusione), ma il voto è fatto sulla base dei partecipanti di tutti i Comuni interessati .
E quindi già successo che sulla base di tale “principio” (che non sta scritto da nessuna parte) la Regione Toscana si è di recente arrogata il diritto di fondere due Comuni pistoiesi (Abetone e Cutigliano), nonostante che in uno dei due la popolazione si fosse espressa in prevalenza contraria alla fusione. Peccato che questo comune avesse pochi abitanti rispetto all'altro dove invece avevano prevalso i favorevoli: così è stata applicata una variante del Trilussa, dove “è la media che fa il pollo”, che in tal caso è risultato essere il voto espresso da quei cittadini, che poi sono stati annessi (e mangiati) comunque dal Comune più grande.

Se si considera la sproporzione numerica tra gli abitanti di Firenze rispetto agli altri Comuni interessati è immaginabile l'effetto distorsivo che una simile procedura può determinare: di fatto si tratterebbe di una annessione, non di libera scelta.

Appello finale: se a giustificazione della fusione dei Comuni nella Grande Firenze” ci venissero risparmiate le roboanti frasi del tipo “ora basta con i confini medievali” (Sindaco Nardella dixit), ne saremmo infinitamente grati.
I confini di Firenze nel medioevo stavano dentro le mura e poco più e la sua attuale configurazione risale alle modifiche apportate nel 1928, inglobando alcune frazioni dei comuni limitrofi di Bagno a Ripoli, del Galluzzo, di Casellina e Torri, di Brozzi, ecc..
La storia si ripete?

Verdi per Impruneta

Rassegna stampa:        Rassegna WEB:  Verdi per Impruneta: Il gratta e vinci con premio assicurato? (Firenze.ogginotizie.it, 3/3/2016)





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7 agosto 2015

Festa dell’arsione all’Impruneta. Fontanello a “risparmio idrico totale” in Piazza Buondelmonti

Col mese di agosto all'Impruneta si rinnova il ciclo dell’ennesima edizione della “Festa dell'arsione”. Confermata la location d’eccezione: il fontanello al pozzo di Piazza Buondelmonti.

L’ingegnosa pensata di promozione – ricordano ironicamente i Verdi per Impruneta - è che l’evento non si tiene solo una volta all’anno, ma “dura proprio tutto l’anno”, da un agosto all’altro. Si da infatti il caso che è dal 2008 il fontanello del pozzo nella piazza Buondelmonti non disseta più nessuno, semplicemente perché è stata chiusa la tubazione dell’acquedotto che lo alimentava.

Nonostante l'iniziativa oramai sia stata inclusa di diritto - stante la sua pluriennale durata - nell'albo delle manifestazioni tradizionali locali, tuttavia è una di quelle di cui gli impunetini sentirebbero di meno la mancanza, se solo potessero avere in cambio un fontanello funzionante il pozzo in Piazza Buondelmonti.

Alla richiesta dei Verdi per Impruneta di riattivare quel fontanello il Comune, negli anni scorsi, aveva ha risposto che la disattivazione del fontanello in Piazza Buondelmonti era avvenuta a seguito di rotture sulla rete idrica che “hanno consigliato la chiusura della tubazione per evitare sprechi d’acqua e costi di ricostruzione”.

La chiusura sarebbe avvenuta durante la gestione dei fontanelli da parte di Publiacqua – secondo la risposta dell’allora assessore competente – mentre dal 2008 il loro controllo è passato direttamente al Comune. Non che col passaggio di competenze la differenza si sia notata molto, giacchè comunque il fontanello era e continua a rimanere a secco. Non sarebbe quindi giunta l'ora (o meglio l'anno) per concordare con Publiacqua gli interventi necessari a riattivarlo?

Gli abitanti dell’Impruneta lo sanno che da anni il fontanello è in quelle condizioni, e oramai hanno rinunciato ad tentar d’aprirne il rubinetto, certi di restare comunque con la sete.

Gli ignari “partecipanti della festa” di passaggio – turisti, ciclisti, visitatori delle molteplici manifestazioni che si svolgono nella piazza – si sottopongono invece a loro insaputa al “rito del viandante assetato”. Convinti, infatti, che da quel fontanello si possa pur bere ci mettono un po’ di tempo per provare ad azionare il pomello che li dovrebbe dissetare, ruotandolo prima tre volte sia a destra che a sinistra, per poi magari provare pure a tirarlo; facendo poi tre o quattro giri intorno al pozzo per cercare magari un’altra cannella, per andarsene infine, scuotendo la testa, sconsolati e riarsi, in direzione del bar più vicino.

Riuscirà il Comune a riattivare l’acqua al fontanello del pozzo in piazza Buondelmonti almeno prima della prossima Festa dell’Uva? In alternativa potrebbe quantomeno farne una attrazione di richiamo turistico facendo credere che si tratta di una innovazione tecnologica: un fontanello a “risparmio idrico totale”.

Nel frattempo buona nuova “festa dell’arsione a tutti.


Verdi per Impruneta


Rassegna stampa:    Internet:  "All'Impruneta torna la Festa... dell'Arsione" (gazzettinodelchianti.it, 7/8/2015)




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28 febbraio 2013

"COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE" IN PERIODO ELETTORALE: IL VOTO E' PASSATO, I FURBINI NO.

Nei giorni precedenti le votazioni per le elezioni di Camera e Senato del 24 e 25 febbraio è stato pubblicato sul sito del Comune di Impruneta, la versione on-line del periodico della amministrazione comunale "InComune " di febbraio. Un scelta che suscita forte perplessità e critiche dei Verdi per Impruneta in merito ai tempi e modalità della avvenuta pubblicazione.

Va infatti ricordato che esistono particolari divieti in materia di comunicazione per tutte le amministrazioni pubbliche, nel periodo che si estende dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto. In particolare l'art.9 della legge 28/2000 fa divieto alle pubbliche amministrazioni "di svolgere attività di comunicazione, ad eccezione di quelle effettuate in forma impersonale ed indispensabili per l'efficace svolgimento delle proprie funzioni"

Vista la natura ed il contenuto degli articoli pubblicati (la posizione del sindaco sulla destinazione dell'ex don Gnocchi, e la soddisfazione per l'affidamento dei lavori della piazza di Tavarnuzze, come ci viene ricordato anche sulla pagina facebook del Comune, aggiornata in contemporanea) ci sembra logico chiedere: davvero questa comunicazione risponda al criterio di informazioni "indispensabili per l'efficace svolgimento delle proprie funzioni" dell'Ente?
Se poi sulla prima pagina del notiziario compare pure una intervista diretta al Sindaco, accompagnata dalla sua foto, allora ci viene da commentare: "ma alla faccia della comunicazione "in forma impersonale" !

Il divieto, sancito dall'art. 9 della legge n. 28/2000, copre ogni forma di propaganda, con qualsiasi tecnica e a qualsiasi scopo effettuata. In base ad esso, le amministrazioni devono astenersi anche da tutti gli interventi che, avendo come finalità principale la promozione dell'immagine politica o dell'attività istituzionale dell'ente, favoriscano una rappresentazione positiva o negativa di una determinata opzione elettorale (propaganda elettorale in forma mediata).

Comunque visti i risultati delle elezioni nazionali ad Impruneta c'è da dubitare che qualcun altro, a parte i Verdi per Impruneta, vorrà sollevare la questione.

VERDI per IMPRUNETA

La fantastica "comunicazione istituzionale": vedi al Link: http://159.213.91.28/download/PeriodicoComunale/In_Comune_febbraio_13.pdf   

Rassegna stampa:      Internet:   in-chianti.it

 




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6 ottobre 2012

PUBLIACQUA FA IL “GIOCO DELLE TRE CARTE”. LA STORIA INFINITA DEL RIMBORSO DEL CANONE DI (MANCATA) DEPURAZIONE.

Novità per la storia infinita del rimborso del canone di (mancata) depurazione da parte di Publiacqua: nei giorni scorsi “parrebbe” siano iniziati ad arrivare parte dei rimborsi.

Il condizionale è d’obbligo viste le modalità di rimborso utilizzate dal gestore del servizio. La cosa singolare infatti è che in settembre numerosi cittadini si sono visti recapitare due bollette in appena due settimane: con la prima gli veniva richiesto il pagamento dei consumi idrici pregressi e con quella successiva gli viene comunicata la restituzione di una prima quota del rimborso. Quest’ultima bolletta diviene così una “nota di credito”, che verrà compensata sulla successiva bolletta prevista in novembre.

“Perché non è stata emessa una bolletta unica in settembre per rimborsare subito quanto dovuto agli utenti? Quanto è costato stampare e inviare due bollette a distanza di quindici giorni?
Così facendo infatti Publiacqua ha semplicemente emesso una bolletta in più; a fine anno ne avrà inviate cinque anziché le consuete quattro bollette trimestrali; ma con questo “giochetto delle carte” di fatto la quota di rimborso che si era impegnata a fare “entro il mese giugno” viene ulteriormente rinviata a fine anno.


Già questo sarebbe sufficiente per relegare la faccenda a livello della farsa, ma poiché la fervida mente di Publiacqua è sempre all’opera c’è un’altra perla da segnalare.

I cittadini utenti che hanno fatto richiesta di rimborso nel periodo 2010/2011 avrebbero dovuto vedersi rimborsata col 2012 la quota parte di canone di depurazione pagato (ma non dovuto) negli anni 2007 e 2008 (così risulta pure dal prospetto informativo allegato alla bolletta) peccato che invece nell’ultima bolletta la quota rimborsata (si fa per dire) sia solamente quella relativa a l’anno 2008.

Non c’è dubbio: con questa gestione di Publiacqua non ci si annoia mai.
Ma il Comune non ritiene sia l'ora di muoversi a tutela dei propri cittadini?

I Verdi nel frattempo hanno inviato una istanza al Difensore Civico Regionale affinché intervenga verso Publiacqua per richiedere il rimborso relativo agli anni 2007 e 2008 sia interamente effettuato entro quest'anno.


Verdi per Impruneta
 
Rassegna stampa:    Internet: www.in-chianti.it




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30 aprile 2012

PARCHEGGIO DEI BOTTAI: LE DISGRAZIE NON VENGONO MAI SOLE. IL MISTERO DEL VERDE PUBBLICO SCOMPARSO.

Il dossier fotografico dei Verdi per Impruneta sulla distruzione del "verde pubblico" appena realizzato nel 2009 (mai inaugurato), e scomparso durante i lavori di ampliamento del parcheggio dei Bottai e della "pensilona (alias "muraglia di cemento")

Avendolo denunciato da tempo, oggi che la Magistratura indaga, continuiamo a chiedere:
Come è stato possibile che ciò sia avvenuto?
Chi ha autorizzato questo ulteriore scempio ?
Perchè l'ampliamento del parcheggio non è stato limitato al di fuori dell'area a verde pubblico ?
E quanto è costato tutto questo "fare e disfare" ?

Verdi per Impruneta


Rassegna stampa: Bottai, parcheggio nel mirino"Sparito misteriosamente il verde pubblico" (Nuovo Corriere Firenze, 29/4/2012);  Scempio Bottai Il parcheggio resta al palo (La Nazione Firenze, 29/4/2012)




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30 luglio 2010

SUPERSTRADA “FIRENZE-SIENA” A PAGAMENTO: IL GOVERNO TIRA DRITTO, IL TAR LO STOPPA.

SUPERSTRADA “FIRENZE-SIENA” A PAGAMENTO: IL GOVERNO TIRA DRITTO, IL TAR LO STOPPA.
 
I VERDI: ORA SERVONO INIZIATIVE CONCRETE DEI COMUNI DEL CHIANTI FIORENTINO E SENESE, PER NON PASSARE DALLA PADELLA ALLA BRACE.
 
Il Governo ha fatto orecchie da mercante sulla applicazione del "pedaggio" per la Firenze-Siena, la cosiddetta "Autopalio", ma il TAR del Lazio lo "sospende".
Adesso - chiedono i Verdi per Impruneta - è necessario che Comuni e Provincie attivino ricorsi amministrativi per far annullare del tutto questa assurda gabella.  
 
Con la richiesta del voto di fiducia da parte del Governo è stato approvata ieri a Montecitorio la "Manovra Finanziaria" in cui era inserita la previsione del pedaggio, si sono dissolte come neve al sole le richieste e le speranze che tale decisione fosse rivista.
 
Nella stessa giornata, grazie al ricordo presentato dalla Provincie di Roma (assieme a 41 comuni laziali) e Pescara - governate rispettivamente dal centrodestra e dal centrosinistra -  il TAR del Lazio,  ha però emesso una "ordinanza di sospensiva" del decreto che introduce la gabella, definendola “una mera tassa".
 
Risulta adesso ancora più importante che anche i Comuni Chianti fiorentino e senese si coordino tra loro, congiuntamente alle provincie di Firenze e Siena ed alla Regione, per opporsi in via amministrativa alla volontà già dichiarata dal Governo di volere a sua volta fare ricorso al Consiglio di Stato contro la pronuncia del TAR del Lazio.
 
 
Dopo la decisione della introduzione della gabella in mancanza dei caselli di esazione sulla Firenze - Siena, l'ANAS è stata autorizzata dal Governo temporaneamente (già dal 1 luglio e fino a tutto il 2011) ad introdurre una "maggiorazione tariffaria forfettaria" per tutti coloro che usufruiscono del casello dell'Autostrada 1/1 "Firenze-Certosa", in quanto ritenuto di "interconnessione" fra la Autostrada A/1 e il raccordo "Firenze-Siena".
 
Tale decisione comporta evidenti storture ed assurdità in quanto:
1) il pedaggio aggiuntivo applicato non risulta connesso ai chilometri percorsi, poiché solo il casello "Firenze-Certosa" è gravato dal pedaggio aggiuntivo 
2) chi utlizza "Firenze-Certosa" deve pagare questa gabella indipendentemente dall'effettivo utilizzo o meno dell'Autoplaio (magari perché semplicemente sta rientra a Tavarnuzze o Impruneta dal lavoro per cena e non ci si pensa proprio ad andare "a prendere un caffé a Siena") 

 Se poi, il Governo riuscisse a far giungere la gabella alla sua fase "a regime", con caselli di pagamento in entrata/uscita dalla "Firenze-Siena", si rischierebbe di passare anche "dalla padella alla brace".

Impruneta e gli altri Comuni interessati da questo tracciato stradale hanno infatti un motivo particolare per dire la loro su questa operazione, poiché è facile prevedere che l’imposizione di questa gabella, finirebbe con lo spostare una parte del traffico veicolare - anche pesante - dalla Firenze-Siena sui tracciati alternativi non a pagamento, incrementando quindi il traffico sulle altre strade vicine e soprattutto sui centri abitati che queste attraversano.

 Si consideri, ad esempio, il fatto che nel Comune di Impruneta sono stati di recente realizzati,  proprio lungo la Firenze-Siena di due nuovi semi-svincoli – all’altezza della località “le Terme” - allo scopo di poter deviare il traffico pesante dalla Cassia sullla Autopalio, ed evitare così l’attraversamento dell’abitato di Tavarnuzze: un obiettivo questo che l’imposizione del pedaggio sull’Autopalio rischierebbe invece di vanificare.

                                                                                                     Verdi per Impruneta




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8 maggio 2010

Montagne russe all’Impruneta?

Quel chilometro e mezzo di “montagne russe” di cui gli imprunetini farebbero volentieri a meno.
Non si tratta infatti dell’impianto di divertimento più lungo d’Europa ma, più semplicemente, del tratto stradale della Via Imprunetana per Pozzolatico, che nei mesi scorsi è stata interessata dai lavori di posa in opera di cavi da parte di ENEL, da Nizzano fino all’altezza di Via Falcone, all’inizio del paese.

La successiva “opera di riasfaltatura” della porzione di carreggiata interessata dai lavori, ha lasciato scontenti tanta parte degli imprunetini, e non solo, che quel tratto si trovano a dover percorrere ogni giorno.

La bitumatura presenta infatti gobbe e scalini, rispetto al piano stradale, per cui chi si trova a percorre quel tratto di strada lo affronta più o meno come se fosse sulle “montagne russe”- evidenziano i Verdi per Impruneta – abbiamo ricevuto diverse segnalazioni in proposito al nostro eco-sportello “S.O.S. Ambiente” al servizio dei cittadini da noi promosso.

Due le strategie adottate da parte di chi vuole evitare cotanta pena: chi si avventura spostandosi arditamente verso la linea di mezzeria e chi cerca di stare con le ruote dell’auto “a cavallo” della fascia risaltata; quanti per prudenza stanno nella loro carreggiata si sorbiscono un chilometro e mezzo di montagne russe; se poi a transitare è un mezzo a due ruote i rischi a passare su quella “riasfaltatura saliscendi” si moltiplicano di conseguenza.

Sono passati oramai diversi mesi dall’esecuzione dei lavori e quella che pareva una asfaltatura provvisoria ed approssimativa, in attesa di un suo completamento, risulta ogni giorno di più un calvario, se non un rischio, per veicoli che vi transitano.
Visto che si tratta della principale strada di accesso e transito di Impruneta, da e verso Firenze, chiediamo che il Comune intervenga verso chi di dovere per la “messa in sicurezza” di questo tratto stradale.

E come le ciliegie, dove una tira l’altra, dalle parti opposta del paese ci vengono segnalate situazione analoga lungo la Via Prachatice ed un’altra in Via Ponte a Iozzi, ancor più pericolosa per via della pendenza, a seguito dei recenti interventi di collocazione di tubazioni sotto la carreggiata. Anche in questi casi i cittadini lamentano l’effetto montagne russe, conseguente alla riasfaltatura effettuata.


Verdi per Impruneta




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13 febbraio 2010

Impruneta un Comune di serie B?

Impruneta un Comune di serie B?
La Provincia trova i soldi per altre circonvallazioni, ma per quella di Impruneta il Comune si accolla oltre il 40% della spesa.
… e poi per far cassa si vendono i verdi pubblici.

L’avevamo indicato già nei mesi scorsi che serviva un “piano B” per … uscire dal pantano della vendita dei verdi pubblici (resi edificabili) ai Sassi Neri, Via delle Fornaci e di Via Cooperazione – ricordano i Verdi per Impruneta - Adesso si scopre invece che, a quanto pare, è proprio il Comune di Impruneta ad essere considerato di “serie B”, almeno dalla Provincia di Firenze.

Il “Piano B” proposto dai Verdi riguardava la possibilità di “valorizzare la circonvallazione di Impruneta” (anziché vendere i verdi pubblici).
Questa opera è infatti cofinanziata dalla Provincia di Firenze e dal Comune, ma mentre in casi analoghi, quando l’intervento è stato ritenuto di interesse non solo locale ma sovracomunale, il costo dell’opera a carico dei Comuni è stato di circa il 10%, mentre nel caso della circonvallazione di Impruneta il Comune si accolla oltre il 40% delle spese per l’intervento.
Da qui scaturiva la proposta dei Verdi: “riequilibrare” (riducendolo) l’onere a carico del Comune, “rivendendo” alla Provincia stessa una quota maggiore della circonvallazione, che sarà poi di fatto la nuova strada provinciale.

A mezzo stampa arrivò allora la pronta replica della Provincia secondo cui nel caso della circonvallazione di Impruneta … “era stata trovata una soluzione di equilibrio tra l’impegno del Comune e quello della Provincia”, per i rispettivi impegni economici.

Di recente il Consiglio Provinciale si è occupato dei finanziamenti per il completamento del secondo lotto della circonvallazione del vicino Comune di Rignano.
Anche a seguito della iniziativa politica svolta da alcuni consiglieri valdarnesi, sia di maggioranza che di opposizione, in occasione della approvazione del Bilancio la Provincia ha provveduto allo stanziamento delle risorse economiche necessarie alla totale copertura finanziaria dell’opera: il solo completamento del secondo lotto costa € 2.940.000 .
Tale importo si aggiunge a quelli consistenti già stanziati negli anni passati dalla stessa Provincia, che per la circonvallazione di Rignano arriva a coprire circa il 90% dell’opera; il resto è a carico di quel Comune.

Nel caso di Impruneta il costo complessivo per la circonvallazione è di € 4.637.000, di cui la quota prevista a carico del Comune è di circa € 1.960.000, più altri € 432.000 per la rete fognaria.
Se anche al Comune di Impruneta fosse attribuito il 10% dei costi della circonvallazione, anche accollandosi il costo della rete fognaria, la spesa complessiva a suo carico si ridurrebbe comunque di circa € 1.500.000: un importo corrispondente a quanto il Comune prevedeva di incassare dalla vendita dei verdi pubblici dei Sassi Neri e Via delle Fornaci.

Qualcuno è in grado di spiegare tanta differenza di trattamento tra un Comune e l’altro, tra una circonvallazione e l’altra ?
Oppure semplicemente Impruneta è considerato tra i comuni di “serie B”, che non hanno molti santi in paradiso, o almeno … in Provincia ?

Verdi per Impruneta




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16 luglio 2009

Strada “privatizzata” a S.Isidoro: novità storiche riaprono il caso?

Un libro di recente pubblicazione - “Percorsi di storia per le vie del Galluzzo e di Pozzolatico” -, fornisce elementi nuovi che potrebbero far riaprire la questione della contestata “privatizzazione” di un tratto di strada il località S.Isidoro: lo segnalano i Verdi per Impruneta, da anni impegnati per la salvaguardia dei percorsi storici e della viabilità minore.

Come si ricorderà il Comune di Impruneta nel 2000 dichiarò “declassata” a strada privata un tratto di quella che riteneva essere una porzione della strada vicinale detta di S.Isidoro, considerandola non più necessaria all’uso pubblico da parte della collettività.
Ne seguirono vivaci contestazioni, con petizione degli abitanti della zona, l’intervento di Italia Nostra, un ricorso al TAR, iniziative da parte di gruppi politici in consiglio comunale, tra cui i Verdi per Impruneta: il Comune tirò dritto “per la sua strada”, ed una volta declassato il tratto di strada venne chiusa con tanto di cancelli.

I Verdi per Impruneta furono tra coloro che chiedevano di mantenerne l’uso pubblico contestando al Comune di aver erroneamente ritenuto quella declassata come un tratto della strada “vicinale di S.Isidoro”, sostenendo invece la tesi che quello declassato fosse in realtà il tratto finale della strada comunale “Via di Castello”
L’elenco delle strade comunali del 1930 indicava infatti la Via di Castello con origine dalla chiesa di Pozzolatico e termine alla “casa colonica Ubaldini-Alberti”.
Proprio l’esatta identificazione di questo edificio costituì il principale elemento di contrasto nella individuazione del tracciato stradale: coi fautori dell’uso pubblico della strada che sostenevano che l’edificio di arrivo fosse quello denominato “Scopetini”, mentre il Comune asseriva che la Via di Castello, risalendo da Pozzolatico verso S.Isidoro, si interrompeva circa 200 metri prima, all’edificio detto “Bramalbene”.

Per avvalorare la proprie tesi l’amministrazione comunale Comune produsse anche una relazione stilata dall’allora Direttore-Segretario Generale del Comune, in cui si asseriva che “non si sono ritrovati documenti ufficiali dai quali risulta una casa colonica Ubaldini-Alberti, mentre con assoluta certezza la casa colonica del podere Bramalbene è effettivamente stata proprietà degli Alberti”.

Ed è proprio qui che entra in campo il libro “Percorsi di storia per le vie del Galluzzo e di Pozzolatico”, che per ognuno degli edifici presenti in zona contiene una scheda storica con anche l’elenco dei proprietari succedutisi negli ultimi cinque secoli: per “Bramalbene” – diversamente da quanto venne sostenuto nella relazione – non risulta che quella colonica sia stata posseduta dalla famiglia Alberti.

Ma c’è dell’altro: nelle carte del “Campione di tutte le strade comunicative” redatto nel 1774, risulta chiaramente indicato come “casa da Lavoratore del Alberti” l’abitazione detta Scopetini: cosa che avvalora ulteriormente la tesi che la Via di Castello giungesse proprio fino a quell’edificio (da cui ne conseguirebbe che il tratto della strada “declassata e privatizzata” non sarebbe stata una vicinale ma una porzione di strada comunale).

Ci pare vi siano elementi sufficienti per … riaprire il caso.


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permalink | inviato da ondaverde il 16/7/2009 alle 0:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

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